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La mission degli Open Talk #InGrandiMenti di ELIS, come ho spiegato in questo mio Pulse è quello di costruire ponti sviluppando un modello di apprendimento continuo tra imprese, università e territorio. Tanti sono stati e sono ogni volta gli speaker di spessore coinvolti nelle virtual round tables che caratterizzano questo format di eventi.
Stiamo vivendo una trasformazione epocale in cui il mondo e le logiche del lavoro devono essere ripensate e ridisegnate e come per ogni trasformazione, il punto di partenza siamo noi.
Guido Stratta, Direttore People & Organisation Enel Group e Founder & CEO Ilmareintasca, racconta questo cambiamento in un libro dal titolo “Ri-evoluzione. Il potere della Leadership Gentile”.
Come citato dal titolo del libro, stiamo vivendo una Ri-Evoluzione, il cui elemento fondante che guida il cambiamento è il concetto della Leadership Gentile, tema approfondito proprio nell’ultimo evento #InGrandiMenti, moderato da Valentina Marini e che ha visto coinvolti alcuni partecipanti delle iniziative ELIS: Bootcamp di OPEN ITALY ed HR Academy.
Tanti sono stati i contenuti emersi durante il dibattito, molto profondi e densi di significato. Prendendo come punto di riferimento le domande di Valentina e dei ragazzi, ho provato a raccontare l’incontro in questo articolo.

In questo periodo di pandemia come quello che stiamo vivendo, in cui anche i gesti di cortesia più elementari vengono visti come una minaccia, è tuttora possibile nelle aziende parlare di Leadership Gentile viste e considerate le attuali priorità dei manager?
Prima dell’inizio di questa emergenza, come sottolinea Stratta, eravamo nel delirio di onnipotenza per cui eravamo pronti ad un viaggio di tre ore in treno veloce, a prendere aerei, anche per fare solo mezz’ora di riunione. Questa emergenza sanitaria ci ha fermato e ci ha fatto ridare valore alle cose essenziali quali la libertà, l’abbraccio di una persona, il non avere paura della propria salute. Ed è proprio durante questo periodo che nasce il concetto di Leadership Gentile e di Ri-Evoluzione. Insieme a Bianca Straniero, co-autrice del libro sopracitato, Stratta si confronta con i manager, attraverso l’approccio che concepisce il talento come fioritura delle persone unito a quella variabile che nell’umanità manca da molto tempo: il sentire. Il potere della leadership gentile nasce quindi da un binario in cui non si sta nel fare ma si sta nel sentire, perché è nel sentire, che il risultato diventa sostenibile nel tempo.
“Se guardiamo come immagine un triangolo in cui c’è il risultato, il benessere e la motivazione, comprenderemo subito che aver puntato per cento anni solo sull’execution, ha lasciato qualche scoria sulla motivazione umana e sul benessere.”
Motivo per cui nella ripartenza da questa emergenza non potremmo più dimenticarci di queste due variabili. Per descrivere il modus operandi del Leader Gentile il manager di Enel ha fatto riferimento a tre codici usando la metafora familiare:
– il codice materno: come una mamma è in grado di far sentire i suoi figli unici, il/la leader gentile da un concetto e un volto alle persone non concependole come una matricola;
– il codice paterno: sa dare dei limiti perché non è tutto possibile. Esistono organigrammi, processi, regole e il leader gentile in quest’ottica pone dei limiti con l’obiettivo di aumentare il desiderio come ingrediente essenziale per la crescita personale;
– il codice del “noi”: è la forza dello spirito di squadra che rende grande un team;
Considerando quindi i punti sopra descritti, un animo gentile non teme nulla, coinvolge. La gentilezza quindi non è cortesia, ipocrisia, buone maniere ma un’attitudine dell’animo che tutti possono percorrere. È questione di spontaneità, perché ognuno di noi deve avere il suo modo spontaneo di curarsi dell’altro.
Nella seconda parte dell’evento i giovani talenti: Federica Marano, Riccardo Pansarella, Anna Dipierro e Federica Melis hanno rivolto loro alcune domande all’autore con un focus particolare su alcuni capitoli del suo libro. Ne ho raccolte alcune qui di seguito:
Come possiamo convincere le persone ad abolire il concetto di gerarchia delle idee?
Chiede Federica Marano partecipante al Bootcamp di OPEN ITALY. La chiave, come suggerisce il manager di Enel, sta nel non farsi condizionare dai contesti lavorativi in cui ci troviamo bensì di trovare scenari alternativi in cui è vero che si obbedisce, ma nel contempo si porta anche il proprio punto di vista.
“Bisogna insistere, giorno dopo giorno promuovendo la propria alternativa e se non si viene capiti, senza lamentarsi occorre circondarsi di persone potenzianti che possiamo scegliere liberamente creando così l’occasione che ci libera. Da organizzazioni che non sono gentili dobbiamo andar via.”
“Le persone non sono ma diventano.” Le persone non sono esseri statici ma dinamici, possono quindi diventare ciò che ancora non sanno di essere spiega Riccardo Pansarella studente anche lui del Bootcamp di OPEN ITALY. Come facciamo a capire cosa possiamo diventare e come possono i leader comprendere le potenzialità di una persona?

Per rispondere alla domanda Stratta cita il concetto epicureo del clinamen: la potenzialità di un incontro casuale. Perché tra persone sono proprio gli incontri fortuiti che plasmano ciò che siamo destinati a diventare. Questo è il senso stretto del noi, perché tramite un incontro con l’altro diverso da noi si apre davanti a noi una nuova traiettoria. Sono gli incontri potenzianti che determinano la nostra vita e la nostra carriera.
Da soli non siamo nessuno, insieme possiamo sorprendere. Per favorire la contaminazione tra persone, l’empatia è sicuramente un ingrediente necessario e un’attitudine innata dalle proprie esperienze. L’uomo poco empatico se non ha occasione di vivere esperienze, come può sviluppare la necessità di entrare in connessione con le esperienze altrui?
“La parola chiave per rispondere a questo è vulnerabilità” chiarisce l’autore rispondendo a Federica Melis, giovane studentessa del Master HR di ELIS. Nel corso della nostra vita possiamo anche aver avuto esperienze esclusive e non inclusive ma, se vogliamo fare un passo verso gli altri continua Stratta, dobbiamo essere consapevoli, dichiarare questa nostra momentanea incapacità quindi il nostro essere vulnerabili. La risposta si trova in noi.
“Come i fiori possono sbocciare o meno a seconda del terreno, allo stesso modo il talento delle persone ha un luogo in cui sbocciare. I leader gentili cercano di far sbocciare il talento di ogni individuo”
L’importanza della consapevolezza dell’imprevisto, il coraggio di osare e la paura invalidante. Come comportarsi?
Questi i temi sollevati da Anna Dipierro, altra studentessa di HR Academy.
“Quello che faccio è cercare di razionalizzare questa paura cercando ogni giorno di fare meglio che posso per me e gli altri di modo che quando arrivo a sera so di aver dedicato alle attività il tempo opportuno.”.
Cambiamento degli spazi e dei tempi del lavoro più funzionali alla cura delle attività extralavorative. Come fare per aiutare le aziende ad intraprendere questo cambiamento?
“Dobbiamo cambiare gli uffici. Far sparire gli headquarter intesi come uffici del comando e trasformarli in hubquarter. Solo attraverso un diverso modo di far entrare le persone in questi spazi, avremo la speranza di battere chi fa una simmetria tra chi comanda e chi esegue. È tempo di scrivere l’azienda in maniera diversa. Se ritorneremo negli uffici fantozziani di 25 metri quadri dei dirigenti filtrati dalla segretaria, torneremo ineluttabilmente al mondo della gerarchia” – conclude Stratta.
Idee chiare e precise quelle espresse da Guido Stratta. La Leadership Gentile è un modus vivendi perché la gentilezza è un qualcosa che esiste da sempre dentro di noi. Per essere davvero dei buoni leader dobbiamo però porci in ascolto e tirare fuori la nostra empatia, la risultante emersa dalle nostre esperienze passate che, in qualsiasi modo possiamo sempre sviluppare. Il denominatore comune come punto di partenza per entrambe le cose siamo noi stessi. Del resto, come si dice: nosce te ipsum!