Trova la tua strada: il segreto? Non è cercare risposte ma farsi le giuste domande

L’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.
(Steve Jobs)

Noi: il vero punto di partenza

Già il titolo dice tutto. Trova la tua strada – coach yourself è il libro di Vittorio Martinelli e Luigi Ranieri, entrambi figure professionali di comprovata caratura. Quante volte ci siamo chiesti se nella nostra vita professionale stessimo facendo ciò per cui davvero ci si accende la luce negli occhi? Quante volte abbiamo cercato risposte in video, libri, seminari di esperti pur di trovare una certa soluzione? Spesso. Ognuno di noi si è trovato almeno una volta nella vita ad un bivio, in attesa di un’apparente illuminazione come risposta alle tante domande interiori.

Questo libro però a differenza di altri, non ci fornisce soluzioni. Piuttosto, ci spinge a riflettere e lo fa partendo da un punto fondamentale: noi stessi, dalla nostra consapevolezza interiore.

 Nosce te ipsum, recita un grande aforisma latino, ovvero conosci te stesso, ma per farlo davvero dobbiamo sollecitarci. E la prima parte di Trova la tua strada, fa proprio leva su questo tema: quali sono i nostri obiettivi da qui a cinque anni, qual è il nostro scopo nella vita (cos’è che ci dà la forza di alzarci al mattino), quali sono le nostre passioni? Queste domande sono alcune che costituiscono il vero punto di partenza. Prima di tutto, un viaggio interiore alla scoperta di noi stessi.

Dalle parole all’azione

Il libro dopo le domande ci spinge poi ad agire, perché sappiamo tutti che senza azione, senza far accadere le cose, non esiste alcun cambiamento. Come prepararci al meglio per entrare nel mondo del lavoro? Quali elementi dobbiamo prendere in considerazione? Dal curriculum vitae, al tema del Personal Branding, alla creazione di un profilo LinkedIn, oggi elemento ancor di più indispensabile in un mondo del lavoro sempre più in costante cambiamento, Martinelli e Ranieri ci guidano passo dopo passo nella costruzione di un metodo per cercare lavoro. Anche quest’ultimo aspetto è di per sé un lavoro se fatto con consapevolezza.

Il viaggio però non finisce di certo quando abbiamo trovato l’opportunità che cercavamo anzi, la parte più sfidante comincia dal momento in cui il recruiter con cui ci siamo interfacciati, ci fissa la data per il colloquio. Ancora una volta il racconto ci spinge verso la consapevolezza con un doppio punto di vista: dapprima spiegando le dinamiche e i ruoli che caratterizzano il processo di selezione, per poi prepararci alla gestione del colloquio vero e proprio. In che modo? Prestando attenzione alle domande e facendone a nostra volta di altre. Un esempio pratico è spiegato benissimo nel momento in cui si termina il colloquio di selezione: mai finire senza avere domande da fare. Questo modus operandi denota uno scarso interesse perché ci fa apparire poco informati.

IoNoi: lavorare all’interno delle organizzazioni

“Io elevato alla Noi” è la citazione che Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn) usa nel suo libro “Teniamoci in contatto” per spiegare, secondo me alla perfezione, cosa vuol dire lavorare sentendosi parte attiva di un’organizzazione. Ma prima di arrivare a questo concetto però, come ci sottolinea il libro, è bene andare a comprendere che cosa cerchino le aziende. Che valore possiamo portare noi all’interno dell’organizzazione ricoprendo quel determinato ruolo? Quali caratteristiche personali rendono noi adatti a quel ruolo piuttosto che un’altra persona? Conoscenze competenze, ma soprattutto attitude e motivazione. È necessario sentirsi emotivamente calati e coinvolti nel ruolo che si andrà a ricoprire, perché solo così si può esprimere a pieno il proprio potenziale.

Perfect? No! Ma great place to work si

Nessuno è perfetto e nemmeno le organizzazioni lo sono. Ma come le persone possono lavorare su sé stesse per migliorare, allo stesso modo le organizzazioni possono adottare degli accorgimenti per essere un buon posto di lavoro. Da sempre sostengo che ciò che rende grande un’azienda, sono le persone che ne fanno parte ed è per questo che prendersi cura di loro sin dal primo giorno, è senz’altro un buon biglietto da visita per una realtà professionale.

Quando si è alla ricerca di un’opportunità professionale è bene prestare attenzione anche a quegli aspetti che potremmo riassumere in maniera olistica sotto il termine di employer reputation.

Quali sono i valori culturali su cui si fonda l’azienda, quale sia la sua storia, il potenziale formativo, la diversità e l’etica negli affari, ad esempio, sono alcune domande guida che il libro ci propone per valutare anche di quale immagine gode all’esterno l’organizzazione in cui potremo andare a lavorare. Conoscere questo tipo di informazioni, ci spingerà sicuramente ad avere un buon cultural fit, ovvero la migliore adesione possibile con quelli che sono i valori aziendali, in modo tale da poter lavorare da veri Ambassador, contenti di “indossare la maglia” dell’organizzazione di cui facciamo parte.

 

 Il “Day 1”, i colleghi e il percorso di sviluppo

Abbiamo firmato finalmente il nostro contratto e il nostro onboarding aziendale sta per iniziare.

Entrare a far parte di un’organizzazione dal punto di vista operativo, vuol dire anche imparare a conoscere tutte le dinamiche che la caratterizzano. Il contesto, l’organigramma e cosa assolutamente non meno importante, la cura della relazione con il nostro Responsabile, soprattutto per ciò che riguarda il nostro sviluppo professionale.

Per lavorare bene e con lo spirito giusto, come parte di una squadra è bene, come ci spiegano gli autori, fare una mappa delle relazioni, perché essa sarà il nostro network da cui, seppur in parte, saranno determinati i nostri successi. L’intelligenza relazionale nei contesti organizzativi è dunque fondamentale.

Concludo con altro grande suggerimento che ci offre il libro: specie nel periodo di onboarding, la ricerca di un buddy.

Questa figura è molto importante, perché rappresenta quel punto di riferimento che ammorbidisce e facilita il nostro ingresso e ambientamento in azienda. Il suo supporto ci permette di sentirci meno smarriti evitando così un nostro disingaggio dall’organizzazione, che in altri termini si concretizza con una probabile nostra dimissione.

Il libro, dunque, prendendo in esame vari aspetti, non solo ci fornisce una perfetta guida per trovare e ritagliarci il nostro pezzetto di mondo professionale, ma può essere considerato un valido strumento anche per chi cerca un rilancio professionale spinto dal desiderio di un cambiamento interiore.

Dobbiamo però partire da noi stessi e avere il coraggio di farci delle domande ancor prima di cercare risposte.

Per massimizzare il potenziale di un individuo è più efficace facilitarlo affinché egli stesso guidi il proprio apprendimento, piuttosto che insegnargli qualcosa dall’esterno” – Tim Gallwey